Oltre il gusto: la pasta come ponte tra tradizione, innovazione e longevità
La pasta non è solo un alimento, ma un simbolo culturale dell’Italia nel mondo. Rappresenta un pilastro economico, è un’identità culturale per noi italiani, ed è l’alimento più rappresentativo e più frequentemente consumato della nostra Dieta Mediterranea.
Nel 2024 la produzione di pasta ha superato gli oltre 17 milioni di tonnellate, di cui siamo i principali produttori con oltre 4 milioni di tonnellate prodotte, davanti alla Turchia (2,1 mln di t) e gli Stati Uniti (2 mln di t). Naturalmente oltre il 60% della produzione viene esportato all’estero, con Germania (0,46 mln di t), Stati Uniti (0,30 mln di t) e Gran Bretagna (0,28 mln di t) che, al giorno d’oggi, sono i Paesi più ricettivi.

Nonostante un incremento della produzione del 9,1% nell’ultima annata, però, è sorta in quest’ultimo periodo la questione riguardante i dazi. Difatti con l’introduzione di quest’ultimi da parte degli Stati Uniti (+15%) le aziende che producono pasta e non, vivono un momento di forte preoccupazione. Non solo, il Department of Commerce (DOC) ha avviato un’indagine antidumping (misure di difesa commerciale, principalmente dazi doganali, applicate per contrastare il dumping, ovvero l’esportazione di prodotti a prezzi inferiori a quelli del loro mercato d’origine) sulle importazioni di pasta provenienti dall’Italia, in particolare per il periodo dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024. L’indagine ha portato a un margine provvisorio di dumping stimato al 91,74% per queste aziende che, aggiunta alla tariffa già esistente del 15% sulle importazioni UE verso gli USA, porterebbe l’onere complessivo potenziale fino al 107% sulle importazioni di pasta italiana.
La misura prevista dovrebbe entrare in vigore il 1° Gennaio 2026, ma sia la Commissione Europea che il Governo italiano stanno già lavorando diplomaticamente per contrastare tale misura. Se applicata, tale tariffa aumenterebbe drasticamente il costo delle esportazioni in USA, riducendo la competitività della pasta “made in Italy” sul mercato statunitense.
Guardando al futuro però, nonostante le difficoltà presenti, bisogna ricordare una delle caratteristiche predominanti della pasta, la sua longevità. Sin dai tempi della nascita dell’agricoltura si hanno tracce delle prime forme di pasta, mediante l’impasto tra cereali ed acqua. Da lì è riuscita sempre ad innovarsi, come ad esempio con la nascita della pasta secca araba, presente sin dall’epoca medievale in Sicilia.
Un forte cambiamento si sta presentando anche sulle informazioni riguardanti la pasta, i famosi “falsi miti”, come quelli riguardanti la sua digeribilità oppure come le varie notizie che la individuano come un alimento che favorisce l’aumento di peso. Secondo alcuni ultimi studi, invece, la pasta è ricca di proprietà salutari.
“Il consumo di pasta è stato anche collegato a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, senza aumentare l’incidenza del diabete, migliorando il senso di sazietà, fornendo al contempo proprietà antiossidanti e prebiotiche” commenta Silvia Migliaccio, Presidente Società Italiana Scienza dell’Alimentazione (SISA).
Oltre alle proprietà benefiche che con il tempo emergono, mediante studi approfonditi, la pasta pian piano sta riuscendo a coinvolgere anche i più giovani. Infatti con l’avvento dei social media, la sua immagine è diventata uno strumento di marketing, identità e storytelling per aziende, influencer e consumatori.
Oggi piattaforme come Instagram, TikTok e YouTube sono indispensabili per costruire la reputazione della pasta come prodotto legato a tradizione, sostenibilità e creatività culinaria. Tra lockdown, ricette virali e creator specializzati, l’interesse online è oscillato con picchi ben definiti negli ultimi 5 anni, grazie a contenuti-video da 15–60 secondi che favoriscono la condivisione.
Nel 2023, ad esempio, sono oltre 35 milioni i contenuti pubblicati sui social ed ispirati alla pasta. Il social network più utilizzato ad oggi è Instagram, ma con l’avvento di TikTok questo dato si sta sensibilmente modificando. Infatti le interazioni su Instagram sono del 33%, mentre quelle su TikTok sono già salite al 30%, dati molto più che positivi.

Tra sfide economiche come i dazi e nuove opportunità legate ai mercati e alla comunicazione digitale, la pasta continua a rappresentare un ponte tra passato e futuro. La sua forza sta nella capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità, unendo generazioni e culture in un linguaggio universale: quello del buon cibo.
