A San Giuliano di Puglia la storia di un giovane agricoltore che ha deciso di valorizzare colture autoctone e grani tradizionali. Biodiversità e rinascita comunitaria, l’azienda del mese!

a cura di vincenzo alvaro

C’è una storia che parla di resilienza, quella di Arduino Ritucci. Che parte e ritorna alla terra in un ciclo vitale che si rinnova da tre generazioni, di cui lui è l’interprete nel presente di un solco familiare che arriva da lontano. Prima il nonno e poi il padre a San Giuliano di Puglia (comunità segnata dal terremoto del 31 ottobre 2002) hanno scelto di valorizzare le colture autoctone e rimanere.

 Una storia familiare nella quale si innesta a pieno titolo l’esperienza agricola di Arduino che, nonostante i drammi del sisma che ha cambiato il corso della storia di questa comunità molisana, dopo gli studi universitari ha sentito l’attrazione per la terra d’origine ed ha scelto di tornare (in controtendenza a quanto si dica dei giovani pronti alla fuga dalle aree interne) e ripartire dai campi per segnare un corso di rinascita della sua famiglia e della sua gente. E’ così che dal 2016 ha preso in mano l’azienda di famiglia già improntata verso la cerealicoltura e l’olivicoltura.

Non solo ha irrobustito l’areale produttivo con nuovi terreni e nuovi investimenti, ma ha virato decisamente sulla tutela e valorizzazione dei grani tradizionali con i quali ha iniziato una linea di produzione e trasformazione. Oggi realizza pasta artigianale trafilata al bronzo, essiccata lentamente a bassa temperatura, ricca di fibre e microelementi, estremamente digeribile e povera di glutine. Ma anche biscotti, farine per la ristorazione prodotti con l’utilizzo di “Senatore Cappelli”, “Bianchetta” anticamente chiamata “Tranese” per il sicuro legame con la vicina Puglia, “Solina”, “Saragolla o Khorasan” tutte utilizzate con la sapiente capacità di essere elemento predominante per le diverse trasformazioni aziendali. Qui in provincia di Campobasso, tra i terreni che dal centro abitato scendono fino alla valle del Fortore, si dipana l’azienda agricola che Arduino Ritucci ha scelto come sua seconda vita dopo gli studi in Agraria e scienze e tecnologie alimentari. Terreni aridi che caratterizzano la zona e nei quali il nonno aveva creduto prima di lui e che oggi sono diventati la culla per la dimensione nuova. Le ferite del terremoto ancora sono ben presenti nella memoria del giovane imprenditore, che in quel tremolio drammatico perse la giovane sorellina Giovanna. A lei ha dedicato la bottiglia dell’olio di punta aziendale:  Novantacinque, in memoria dell’anno di nascita di quella vita perduta sotto le macerie della scuola drammatica crollata che ha spazzato via una intera generazione di San Giuliano. Un popolo ferito che come i giunchi presenti nel parco della memoria, si piegano ma non si spezzano. E dopo il vento forte e tempestoso, sono pronti a rimettersi in piedi e risplendere della loro bellezza.

Come ha fatto Ritucci che ha scelto proprio la terra per ricominciare e immaginare qui un futuro di economia possibile, legato alla sostanza di una memoria che si fa presente e prospettiva. Memoria e speranza. Passato e presente. Tradizione e modernità attorno alla vita dei campi e alla esaltazione dell’autoctono. Una scelta precisa, non emozionale. Ma ponderata. Tanto da vederlo impegnato anche nella vita amministrativa della comunità. E poi protagonista di una community, Molise Farm, che raduna tanti giovani esperienze produttive animate da volti sorridenti e gagliardi di uomini e donne che hanno scelto di esaltare la regione più piccola dell’Italia con le loro vite agricole fatte di qualità, rispetto della biodiversità, animazione territoriale, diventando esempio di restanza, voglia di rinascita, e spirito di comunità. Quel che serve quando il momento è difficile e serve rimboccarsi le maniche per credere ancora che un futuro qui è possibile. Insieme.

Maggiori info sul profilo social: https://www.facebook.com/arduino.ritucci