Il pomodoro Scatolone di Bolsena, l’ecotipo della Tuscia che rischia di scomparire
Il pomodoro scatolone di Bolsena è riconosciuto come P.A.T. (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) nella categoria prodotti vegetali della regione Lazio, noto per le sue cavità interne vuote.
di Andrea russo
Riteniamo il pomodoro uno degli ortaggi più familiari della cucina italiana, quasi inseparabile dall’idea stessa di Mediterraneo. Eppure la sua storia comincia lontano, nelle regioni tropicali e subtropicali dell’America meridionale, tra l’area andina e il Mesoamerica. Giunse in Europa dopo la conquista spagnola e, con l’impero spagnolo e i suoi possedimenti, si diffuse nella nostra Penisola. È un alimento leggero, ricco di acqua, fibre, sali minerali, vitamine e licopene, potente antiossidante responsabile della sua colorazione rossa.
È una pianta erbacea annuale della famiglia delle Solanacee, coltivata dalla primavera all’autunno, con un ciclo variabile in base a varietà, ambiente, terreno e tecnica colturale. Le piante presentano sviluppo determinato o indeterminato. Nel primo caso la crescita si interrompe con formazione dell’infiorescenza apicale; nel secondo, la pianta continua ad allungarsi e necessita di sostegni. Il frutto è una bacca di forma variabile: tonda, allungata, costoluta, appiattita, piccola come il ciliegino o grande come il cuore di bue; in base alla varietà cambiano: polpa, semi, consistenza, acidità, dolcezza ed attitudine al consumo fresco o alla trasformazione. La struttura interna è composta da buccia, polpa e logge seminali, le cavità che contengono il succo e i semi.
Dentro questa grande famiglia di forme e colori, si colloca il pomodoro Scatolone di Bolsena, una cultivar antica della Tuscia viterbese, rustica, vigorosa, a crescita indeterminata. Coltivato sulle rive del lago omonimo, si presenta di medie dimensioni (100-120 g) con forma allungata, colore rosso, talvolta con aree verde-paglierino, buccia spessa e polpa soda. La sua particolarità si scopre al taglio: in sezione trasversale presenta 7-9 logge, le cosiddette “scatolature”, cavità da cui deriva il nome. Predilige terreni fertili, ricchi di azoto e potassio, esposizione in pieno sole e clima caldo-temperato. In semenzaio, la semina è a marzo-aprile; in pieno campo, tra fine aprile e maggio. Anche lo Scatolone è soggetto a patologie come: botrite, peronospora, ruggine, verticillium, oltre ad attacchi di afidi e dorifore. La raccolta avviene dall’estate, fino all’inizio dell’autunno. Può essere consumato fresco, in insalata, ma il suo impiego più identitario resta quello al forno, farcito con pangrattato, erbe aromatiche, aglio, capperi, olio extravergine o con il riso.
Oggi la produzione è fortemente ridotta. Le ragioni sono diverse: minore interesse verso prodotti non uniformi e progressiva sostituzione con cultivar più standardizzate. Ci auspichiamo che il riconoscimento come Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Lazio possa essere di stimolo per vecchi e nuovi coltivatori a mantenere viva questa varietà, attraverso mediante la custodia e la propagazione per seme.
