Ue-Mercosur, Santoianni: «Carne brasiliana, lo stop dell’UE segna la strada: apertura dei mercati, ma con regole uguali per tutti»
Roma, 2 settembre 2026 – «La conferma allo stop alle importazioni di carne dal Brasile deciso dall’Unione Europea è una scelta che condividiamo e che va nella direzione giusta: mercati internazionali aperti, ma con regole uguali e garanzie verificabili per tutti».
Lo dichiara Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori, commentando la decisione dell’UE di sospendere dal 3 settembre le importazioni di carne dal Brasile, dopo la mancata fornitura di sufficienti garanzie sul rispetto delle norme europee relative all’impiego di sostanze antimicrobiche negli animali.
«Non è soltanto una questione di equità della concorrenza – sottolinea Santoianni – se l’Europa vieta determinate sostanze e pratiche produttive per tutelare la salute e la sicurezza alimentare, non può poi consentire l’ingresso di prodotti ottenuti attraverso sistemi che non garantiscono gli stessi standard, come abbiamo più volte ribadito».
«Gli agricoltori italiani sostengono costi e affrontano vincoli importanti per garantire qualità, sicurezza, benessere animale e sostenibilità. È giusto che gli stessi requisiti valgano anche per chi esporta verso il nostro mercato. Ma soprattutto – prosegue Santoianni – queste regole servono a garantire i consumatori, che hanno il diritto di sapere che ciò che arriva sulle loro tavole risponde agli stessi elevati standard richiesti ai nostri produttori».
La decisione europea rappresenta quindi, secondo AIC, un importante precedente politico: «L’apertura ai mercati internazionali come il Mercosur può e deve proseguire, ma occorre continuare a lavorare nel rafforzamento del sistema degli audit nei Paesi terzi e dei controlli alle frontiere. Su quest’ultimo – conclude Santoianni – urge però una riforma doganale europea capace di potenziare lo scambio di informazioni tra autorità doganali, sanitarie e veterinarie».
AIC chiede quindi che il principio affermato con la decisione sul Brasile diventi un criterio generale della politica commerciale europea: accordi commerciali sì, ma sempre nel segno della reciprocità, della sicurezza alimentare e della tutela dei consumatori.
