Agriturismi e turismo enogastronomico al centro della valorizzazione territoriale
dopo il riconoscimento UNESCO della cucina italiana.

A cura di Silvia Bernini, Presidente di Penisola Verde – Agriturismi AIC

La pubblicazione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025 e il recente riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO segnano un passaggio cruciale per il sistema turistico e agricolo nazionale. Due eventi distinti ma convergenti, che confermano come l’enogastronomia non rappresenti più un segmento accessorio dell’offerta turistica, bensì una vera infrastruttura culturale ed economica capace di generare valore territoriale, identità e competitività internazionale.

Questa convergenza contribuisce a spostare il baricentro del dibattito dal singolo prodotto all’ecosistema che lo rende possibile, chiamando in causa modelli organizzativi, reti locali e capacità di coordinamento tra attori pubblici e privati.

Il turismo del gusto si è progressivamente affermato come uno dei principali strumenti di connessione tra visitatori e territori. Cibo e vino diventano linguaggi universali attraverso cui leggere il paesaggio, comprendere le comunità locali e riconoscere il patrimonio di saperi agricoli che caratterizza l’Italia. In questo contesto, l’esperienza enogastronomica evolve da semplice consumo a percorso culturale, fondato su autenticità, relazione e consapevolezza. Ne deriva un approccio al viaggio che privilegia il tempo dell’incontro, la profondità dell’esperienza e la comprensione dei contesti produttivi, incidendo anche sulle modalità di fruizione turistica.

Il riconoscimento UNESCO rafforza ulteriormente questa traiettoria. La cucina italiana viene oggi riconosciuta non solo per la qualità delle sue produzioni, ma come modello culturale fondato su convivialità, trasmissione dei saperi, legame con i territori e tutela delle filiere locali. Un patrimonio vivo, capace di unire dimensione sociale, tradizione e innovazione, e di rappresentare l’Italia nel mondo come sistema coerente di valori. Il valore di questo riconoscimento risiede anche nella sua capacità di fornire una cornice di riferimento condivisa, utile a orientare strategie di valorizzazione più consapevoli e rispettose delle specificità locali. I numeri confermano il peso strategico del comparto.

Nel 2024 l’enogastronomia ha generato oltre 40 miliardi di euro di fatturato, con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Nei primi mesi del 2025, la spesa turistica legata al cibo e al vino ha già raggiunto circa 9 miliardi di euro, attestandosi come una delle principali motivazioni di scelta della destinazione Italia. Le prospettive indicano inoltre un possibile incremento dei flussi turistici fino all’8% nei prossimi due anni, anche grazie all’effetto reputazionale del riconoscimento UNESCO.

Tali dinamiche suggeriscono un’evoluzione strutturale della domanda, sempre meno occasionale e sempre più orientata a esperienze riconoscibili e continuative. In questo scenario, il mondo agrituristico assume un ruolo centrale. Gli agriturismi rappresentano un modello maturo di integrazione tra produzione agricola, ospitalità e cultura del cibo.

Qui l’enogastronomia non è un prodotto isolato, ma parte di un racconto territoriale che unisce paesaggio, stagionalità, identità locale e relazione diretta tra produttore e ospite. Un modello che risponde in modo efficace alla crescente domanda di qualità, sostenibilità e autenticità, soprattutto da parte dei mercati internazionali. La capacità di operare su scala locale, mantenendo al contempo una visione aperta ai mercati, rende l’agriturismo un attore chiave nei processi di valorizzazione diffusa. La dimensione internazionale, infatti, è sempre più rilevante.

L’Italia del gusto si conferma uno dei principali attrattori per i visitatori stranieri, rafforzando la competitività delle aree rurali e interne. Iniziative di promozione coordinate, come i progetti di valorizzazione enogastronomica nelle capitali europee, testimoniano la volontà di raccontare il Paese attraverso le sue eccellenze, in una logica di sistema che coinvolge istituzioni, imprese e territori. In questo contesto, la qualità della narrazione diventa elemento strategico tanto quanto la qualità dell’offerta, incidendo sulla percezione complessiva delle destinazioni.

Il turismo enogastronomico rappresenta una leva strategica di sviluppo sostenibile e di tutela del patrimonio agricolo nazionale. Investire in questo modello significa rafforzare le comunità locali, sostenere le filiere produttive e promuovere un turismo capace di generare valore diffuso e duraturo. In un contesto in cui la cucina italiana è riconosciuta come patrimonio dell’umanità, il gusto diventa così espressione concreta di identità, visione e responsabilità verso il futuro dei territori.