L’allocazione efficiente della risorsa idrica esigenza prioritaria del settore agricolo
di Francesco Zecca – Professore di Economia Agroalimentare presso Dipartimento di Management dell’Università di Roma “La Sapienza”
Favorire la produttività economica dell’acqua significa orientare le politiche pubbliche verso un utilizzo della risorsa idrica capace di generare il massimo valore economico per unità di volume impiegato.
L’acqua è la risorsa naturale più abbondante del pianeta terra e la sua quantità può mantenersi costante nel tempo grazie ai processi di rigenerazione che la caratterizzano. La disponibilità di acqua utilizzabile varia in funzione delle modalità di sfruttamento della risorsa. Un’intensità di sfruttamento superiore alla capacità di rigenerazione incide direttamente sulle possibilità di utilizzo determinando una fruizione non corretta della risorsa. Nonostante queste premesse l’acqua è stata considerata per lungo tempo una risorsa disponibile in quantità illimitata e ciò ne ha incentivato il protrarsi nel tempo di un uso non sostenibile.
La fruizione della risorsa idrica rappresenta sia un ineludibile bisogno da soddisfare sia un imprescindibile fattore di sviluppo economico soprattutto per il settore agricolo per il quale la disponibilità di acqua ad uso irriguo è un rilevante ed irrinunciabile elemento di competitività.
L’uso dell’acqua a livello nazionale riguarda in misura decisamente maggioritaria l’agricoltura con più del 50% dei prelievi. In particolare, l’evapotraspirazione da terreni agricoli irrigati rappresenta di gran lunga il maggiore prelievo di acqua consumata per uso umano.
L’entità e l’importanza dei prelievi a fini agricoli risulta diversificata a livello territoriale. Mentre nel nord Italia si registrano le condizioni climatiche più favorevoli e realtà territoriali meno complicate in relazione all’accesso all’acqua, nelle aree meridionali e nelle isole permane un importante squilibrio tra offerta e domanda.
Complessivamente la costante crescente domanda di prodotti agricoli per soddisfare le esigenze alimentari di una crescente popolazione continua a essere il principale motore dell’uso a fini irrigui dell’acqua in agricoltura. A tali esigenze si contrappone un’ offerta sempre più limitata ben evidenziata dagli attuali modelli previsionali che evidenziano una possibile accentuazione conflittuale nell’uso della risorsa qualora continuassero in modo concomitante e per periodi sufficientemente lunghi siccità, cambiamenti climatici e crescita dei consumi.
Lo squilibrio indicato trova un riscontro concreto nella tendenza al non completo utilizzo delle potenzialità irrigue misurate dal rapporto tra superficie irrigata e superficie irrigabile. Tale rapporto è infatti pari ad oltre il 60% se si considera il dato a livello Nazionale. A livello territoriale si riscontra una situazione disomogenea tra Nord Italia con valori pari ad oltre il 70% e il Centro-Sud con valori medi attorno al 30%.
Mentre il livello raggiunto dalla superficie irrigabile dell’agricoltura italiana può essere considerato in linea con le necessità di perfezionamento delle iniziative irrigue programmate nel corso del tempo, il suo non completo utilizzo rappresenta un vincolo evidente che limita la produttività del settore.
La ridotta incidenza della superficie irrigata evidenzia come pur a fronte dei maggiori benefici economici ritraibili dall’uso della risorsa, la stessa non sia stata utilizzata per scelta da parte degli agricoltori.
Le cause di tale situazione sono da ricercare oltre che in questioni di natura tecnica in ragioni di ordine economico legate al rapporto costi/ricavi generati dall’uso dell’acqua nelle singole aziende agricole.
Riguardo alle questioni tecniche queste sono riferibili alle necessità infrastrutturali con riferimento a mancati interventi di ristrutturazione e ammodernamento delle reti di approvvigionamento o a investimenti in grado di far fronte a emergenze dettate dall’influenza negativa esercitata dalla modifica delle condizioni pedoclimatiche locali. Con riferimento al secondo punto è probabile che gli agricoltori che hanno perseguito tale scelta abbiano dovuto tener conto del fatto che i ricavi ipotizzati non sarebbero stati in grado di ripagare il costo del fattore produttivo impiegato. Ciò anche se resta variabile la misura in cui i cambiamenti di costo della risorsa e i prezzi dei prodotti agricoli si traducono in variazioni di uso della risorsa stessa.
A ciò occorre aggiungere che la logica imperante è stata quella di privilegiare da parte dell’offerta la quantità di acqua utilizzata in luogo di quella rappresentata dal valore di produzione generato per unità di acqua utilizzata a tutto svantaggio dei meccanismi di allocazione ottimale e di efficientamento realizzabili da parte degli agricoltori.
Le politiche pubbliche portate avanti sia a livello comunitario che nazionale si sono prevalentemente concentrate sull’ uso socialmente e ambientalmente sostenibile della risorsa lasciando sostanzialmente ineluso il tema della ricerca di soluzioni in grado di aumentare la produzione utilizzando meno acqua.
Favorire la produttività economica dell’acqua significa orientare le politiche pubbliche verso un utilizzo della risorsa idrica capace di generare il massimo valore economico per unità di volume impiegato, specialmente nel settore agricolo.
Si tratta in pratica di massimizzare il valore aggiunto agricolo per unità di risorsa idrica utilizzata, attraverso strumenti normativi, finanziari e pianificatori che incentivino l’efficienza, il riuso e l’innovazione tecnologica, nel rispetto comunque dei principi di sostenibilità e gestione integrata delle risorse idriche individuati dalla direttiva 2000/60/CE e recepiti dal Decreto Legislativo 152/2006 (Codice dell’ambiente).
Nell’ambito della direttiva particolarmente congruente appare l’articolo 9, che impone il principio del recupero dei costi dei servizi idrici mirando a responsabilizzare gli utenti, incentivando un uso efficiente e scoraggiando sprechi.
Occorre tuttavia sottolineare come la produttività economica dell’acqua non deve tradursi esclusivamente in una massimizzazione del valore aggiunto agricolo dettata dall’efficienza allocativa, ma deve tenere conto della tutela intergenerazionale e della salvaguardia degli ecosistemi.
In altre parole, occorre, attraverso l’individuazione di appositi strumenti, destinare l’acqua ad usi agricoli ad alto valore aggiunto o a maggiore efficienza produttiva secondo il principio del recupero dei costi così da incentivare comportamenti virtuosi
