L’agricoltura che verrà: a Bergamo la sfida è continuare a competere
Dalla crisi del latte alla sostenibilità economica delle imprese, passando per filiere, innovazione, credito e giovani: alla Fiera di Sant’Alessandro il confronto promosso da AIC mette a fuoco le sfide di un settore chiamato a cambiare per restare competitivo.
Fare agricoltura non significa soltanto produrre. Significa riuscire a farlo a condizioni che consentano a un’impresa di stare sul mercato, investire e guardare al futuro. Ed è proprio qui che si apre una delle grandi questioni dell’agricoltura italiana: come rendere le imprese più moderne e competitive, rafforzandone la capacità di creare reddito e valore?
È stata questa una delle domande al centro di “L’Agricoltura che verrà”, il confronto organizzato da AIC Nord Occidentale il 4 settembre 2026 alla Fiera di Sant’Alessandro di Bergamo. Un appuntamento che ha riunito agricoltori, professionisti ed esperti per ragionare sulle trasformazioni che stanno interessando il settore e sulle condizioni necessarie per accompagnare le imprese verso il futuro.
A partire dalla zootecnia e dal settore lattiero-caseario, dove le difficoltà sono particolarmente evidenti. Il prezzo del latte, a fronte di costi di produzione sempre più elevati, mette sotto pressione la redditività degli allevamenti e rende più complesso programmare investimenti e sviluppo. Una questione che non può essere affrontata guardando esclusivamente al prezzo riconosciuto all’allevatore, ma che riguarda l’equilibrio dell’intera filiera. La sfida è infatti quella di aumentare la capacità di valorizzazione e trasformazione della materia prima, rafforzando il rapporto tra produzione agricola e industria alimentare.
In un mercato aperto e sempre più internazionale, la competitività non si costruisce isolandosi dalla concorrenza, ma creando le condizioni perché anche le produzioni italiane possano competere efficacemente, trovare sbocchi adeguati e generare un ritorno economico proporzionato al lavoro e agli investimenti necessari per realizzarle.
Una prospettiva che riguarda il latte, ma che può essere estesa a molte altre filiere. Dal riso ai cereali, dalle produzioni orticole e suinicole fino al vino, i diversi comparti dell’agricoltura italiana si confrontano con mercati volatili, costi crescenti e nuove esigenze dei consumatori.
In questo scenario, il confronto con la concorrenza internazionale (ndr. laddove quest’ultima sia leale) non rappresenta soltanto una difficoltà, ma anche uno stimolo a migliorare. Per affrontarlo servono imprese organizzate, filiere efficienti, capacità di innovare e politiche in grado di accompagnare gli investimenti.
Costi di produzione, energia, manodopera e distribuzione incidono infatti sulla sostenibilità economica delle aziende. In un contesto caratterizzato da shock di mercato sempre più frequenti e difficili da prevedere, rafforzare la resilienza delle imprese significa anche metterle nelle condizioni di assorbire meglio le variazioni dei costi e mantenere capacità di investimento.
L’obiettivo deve essere quello di accrescere la capacità di generare valore e di ridurre le vulnerabilità, senza disperdere le competenze e le specificità che caratterizzano il sistema agricolo italiano.
Ed è proprio la sostenibilità economica dell’impresa agricola a essere strettamente legata a un’altra grande sfida: il ricambio generazionale. I giovani possono essere protagonisti della trasformazione del settore, ma perché scelgano l’agricoltura non basta chiedere loro nuove competenze o affidarsi alla loro maggiore propensione all’innovazione. Occorre offrire una prospettiva imprenditoriale concreta.
Il ricambio generazionale è quindi prima di tutto una questione economica, una questione imprenditoriale. Un giovane deve poter vedere nell’agricoltura non soltanto una tradizione da proseguire, ma un’attività nella quale investire competenze, risorse e futuro. Perché questo accada servono redditività, formazione, innovazione e strumenti capaci di accompagnare la crescita delle imprese.
In questo percorso anche l’accesso al credito assume un ruolo determinante. Acquistare terreni, rinnovare macchinari, realizzare strutture, introdurre nuove tecnologie o avviare una nuova attività richiede investimenti spesso significativi. Disporre di strumenti finanziari adeguati può diventare quindi una leva decisiva per sostenere la competitività delle aziende e, soprattutto, facilitare l’ingresso delle nuove generazioni.
Il confronto di Bergamo ha così evidenziato un elemento comune ai diversi temi affrontati: l’agricoltura ha bisogno di strategie integrate. Reddito, competitività, innovazione, filiere e ricambio generazionale non sono questioni separate, ma parti dello stesso percorso. Rafforzare un settore significa intervenire sulle condizioni che permettono alle imprese di produrre, innovare, investire e competere.
Alla Fiera di Sant’Alessandro, dunque, si è ragionato dell’agricoltura che verrà partendo dalle condizioni dell’agricoltura di oggi, arrivando a un messaggio chiaro: l’obiettivo futuro non è tanto un’agricoltura protetta dalla competizione, ma un’agricoltura messa nelle condizioni di sviluppare una maggiore capacità di competere.