Fertilizzanti, Santoianni (AIC): «Bene il decreto, ma la soglia dell’1,5% esclude colture che hanno sostenuto costi importanti»

Roma, 17 settembre 2026 – «Il decreto sugli aiuti destinati a compensare l’aumento del costo dei fertilizzanti rappresenta una risposta positiva. Occorre, tuttavia, correggerne alcuni limiti, soprattutto nella selezione delle colture ammesse».

Lo dichiara Giuseppino Santoianni, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Coltivatori, commentando il provvedimento del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che destina complessivamente 136,8 milioni di euro al sostegno delle imprese agricole colpite dall’aumento dei prezzi dei concimi.

Il decreto individua i beneficiari sulla base dell’incidenza dell’incremento del costo delle concimazioni sul valore della produzione per ettaro, ammettendo al sostegno le colture per le quali tale parametro risulta superiore all’1,5%.

«È un criterio oggettivo, ma non fotografa pienamente l’effettiva esposizione delle singole produzioni all’aumento dei costi», osserva Santoianni. «Il rapporto con il valore della coltura finisce infatti per penalizzare produzioni ad alto valore per ettaro, caratterizzate comunque da fabbisogni strutturali di fertilizzazione. È il caso dell’actinidia, ovvero il genere di piante rampicanti a cui appartiene il kiwi, per la quale lo stesso documento tecnico allegato al decreto stima un aumento del 15% dei costi di concimazione, ma un’incidenza sul valore della coltura pari soltanto allo 0,2%. Una situazione che interessa anche la vite, gli agrumi, numerose produzioni frutticole e comparti orticoli centrali per l’agricoltura italiana».

Secondo AIC, la soglia adottata rischia quindi di lasciare fuori dalla misura nazionale molte aziende che hanno sostenuto maggiori costi per l’acquisto di concimi azotati, fosfatici e potassici.

«La possibilità riconosciuta alle Regioni e alle Province autonome di intervenire sulle colture collocate al di sotto dell’1,5% costituisce un’opportunità, ma resta subordinata alla disponibilità delle risorse e alle scelte di programmazione delle singole amministrazioni.

Il rischio – prosegue – è che aziende con le stesse colture e i medesimi aumenti dei costi ricevano risposte differenti a seconda del territorio in cui operano», sottolinea Santoianni. «Valutiamo invece favorevolmente la possibilità di riconoscere il contributo nell’ambito della domanda unica già presentata, attraverso l’utilizzo automatico delle informazioni contenute nel fascicolo aziendale. Una modalità che evita alle imprese l’avvio di un’ulteriore procedura e la presentazione di una nuova domanda, semplificando gli adempimenti e favorendo una più rapida erogazione delle risorse», aggiunge il presidente dell’AIC. «Ci auguriamo che il Ministero, nel raccordo con le Regioni e le organizzazioni agricole, possa individuare soluzioni più mirate nell’attuazione della misura e che il Parlamento, nell’ambito delle proprie competenze, possa accompagnare questo percorso con adeguati interventi legislativi e finanziari. Il decreto indica una strada: ora occorre renderla più aderente alla realtà produttiva dell’agricoltura italiana», conclude Santoianni.