Sviluppo sostenibile: l’Italia avanza a rilento. Agricoltura e sicurezza alimentare sotto osservazione nel nuovo Rapporto SDGs 2025 dell’Istat

Roma, 10 luglio 2025 – L’Istat ha diffuso oggi l’ottava edizione del Rapporto SDGs, lo strumento ufficiale per il monitoraggio dell’Agenda 2030 in Italia. Con 320 misure statistiche e 148 indicatori allineati al framework delle Nazioni Unite, il rapporto fornisce un quadro dettagliato dei progressi – e delle stagnazioni – nel cammino verso lo sviluppo sostenibile. Tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), il Goal 2, “Fame zero”, si conferma uno dei più critici, specie per quanto riguarda sicurezza alimentare, malnutrizione infantile e condizioni del lavoro agricolo.

Nel 2024, l’1,3% della popolazione italiana soffre di insicurezza alimentare, con punte di 2,7% nel Mezzogiorno e tassi ancora più elevati tra le famiglie con disabilità. Sebbene si tratti di una lieve riduzione rispetto all’anno precedente, il dato evidenzia persistenti disuguaglianze territoriali e sociali. Ancora più allarmante è la situazione relativa all’eccesso di peso tra i minori: nel 2023 il 26,7% dei bambini e adolescenti è in sovrappeso, con una crescita preoccupante nella fascia 3-5 anni, dove la prevalenza sfiora il 34%.

Anche sul versante agricolo, il quadro appare ambivalente: l’Italia si conferma tra i Paesi con la più alta incidenza di superficie coltivata a biologico nell’Ue (19,8% nel 2023), ma permangono nodi strutturali rilevanti. La quota di lavoro non regolare in agricoltura tocca il 20,2% a livello nazionale e supera il 26% nel Sud. Inoltre, le emissioni di ammoniaca del comparto agricolo, che rappresentano oltre il 90% del totale nazionale, hanno registrato un incremento dell’11% nell’ultimo anno, pur restando entro i limiti della Direttiva europea NEC.

Le analisi territoriali contenute nel rapporto mettono in luce profonde fratture tra Nord e Sud anche sul Goal 2. Se Marche e Toscana si distinguono positivamente, contribuendo al miglior posizionamento del Centro Italia, molte regioni settentrionali – paradossalmente – presentano performance inferiori alla media proprio su Fame zero, consumo responsabile e vita sott’acqua. Una condizione che, secondo Istat, richiede letture integrate e differenziate dei fenomeni.

Nel complesso, il Rapporto evidenzia l’urgenza di una rinnovata spinta politica e istituzionale per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030. “Nonostante oltre il 60% delle misure mostri miglioramenti nel decennio – sottolinea l’Istat – il 20% degli indicatori resta stagnante e uno su quattro peggiora nel breve periodo”. La sfida dello sviluppo sostenibile, conclude il Rapporto, si gioca anche e soprattutto nelle campagne italiane, dove agricoltura, nutrizione e giustizia sociale si intrecciano con forza.