Lavoro agricolo, sicurezza e futuro: serve una svolta strutturale

Come Associazione Italiana Coltivatori abbiamo intervistato il Presidente della Commissione Lavoro Pubblico e Privato, l’On. Walter Rizzetto sulle questioni riguardanti lavoro agricolo, sicurezza e futuro.

Il settore agricolo italiano, primo in Europa per valore aggiunto, rappresenta non solo un motore economico ma anche un presidio sociale e territoriale. Tuttavia, le sfide che lo attraversano – dal contrasto al caporalato alla sicurezza sul lavoro, dal ricambio generazionale alla transizione tecnologica – impongono interventi urgenti e coordinati.

Ne abbiamo parlato con l’On. Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati, che ha recentemente promosso iniziative legislative volte a rafforzare la tutela dei lavoratori agricoli e a valorizzare le imprese virtuose. In un momento in cui il comparto affronta profonde trasformazioni, l’interlocuzione con le istituzioni diventa cruciale per costruire un’agricoltura più giusta, sicura e competitiva. Dall’educazione alla sicurezza negli istituti agrari all’adozione dell’intelligenza artificiale nei campi, passando per il rilancio della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e il sostegno ai giovani agricoltori, l’intervista tocca i nodi strategici su cui l’AIC è da tempo impegnata.

1) Onorevole Rizzetto, i dati sul caporalato nel 2023 sono allarmanti. Quali misure concrete intende promuovere la Commissione Lavoro per rafforzare l’adesione alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità e incentivare comportamenti virtuosi tra le imprese?

“Il fenomeno del caporalato rappresenta una ferita profonda nel tessuto agricolo italiano, e la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità è uno strumento importante che va rafforzato e reso più efficace. L’adesione alla RLAQ richiede che le imprese non abbiano riportato condanne penali, siano in regola con i contributi previdenziali, applichino i contratti collettivi e rispettino gli obblighi fiscali. Questi requisiti sono essenziali e devono essere accompagnati da controlli più stringenti. Occorre potenziare la cabina di regia della Rete affinché svolga monitoraggi continui, coordini le politiche territoriali e reindirizzi i controlli verso le imprese non iscritte”.

“In parallelo, va rafforzata la capacità ispettiva e l’integrazione operativa tra enti istituzionali. A titolo di esempio, in questa direzione va il recente protocollo d’intesa tra INPS e Prefettura di Roma, che istituisce la sezione provinciale della Rete per promuovere il lavoro regolare, contrastare l’evasione e il lavoro sommerso e fornire supporto ai lavoratori stranieri nel settore agricolo. È un modello che va sostenuto e replicato in altri territori, per favorire lo scambio di dati e interventi rapidi tra prefetture, INPS, forze dell’ordine e Ispettorato del Lavoro”.

2) L’aumento degli infortuni in itinere e dei decessi tra i lavoratori agricoli, soprattutto giovani e stranieri, evidenzia una fragilità strutturale. È prevista una campagna nazionale di prevenzione e formazione mirata per le aree rurali più esposte?

“La diffusione della cultura della sicurezza nel comparto agricolo è una priorità assoluta. La sicurezza è un diritto dei lavoratori, ma anche una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e singoli operatori: ciascuno, nel proprio ruolo, deve contribuire a prevenire i rischi e rispettare le regole di sicurezza. È essenziale sostenere percorsi formativi efficaci e accessibili, incentrati sull’uso corretto dei macchinari, dei dispositivi di protezione individuale e sulla prevenzione del rischio stradale. Inoltre, occorre fare riferimento a indicatori di valutazione che permettano di misurare l’impatto delle azioni di prevenzione nel tempo, con monitoraggi territoriali e incroci di dati”.

3) Il parco macchine agricolo italiano è spesso obsoleto e privo di dispositivi di sicurezza. Ritiene che gli attuali strumenti, come il bando ISI, siano sufficienti? La Commissione sta valutando nuovi incentivi per l’ammodernamento dei mezzi?

“Il bando ISI-INAIL rimane uno strumento importante per finanziare interventi di prevenzione e l’acquisto di macchinari più sicuri. Il suo impatto può essere potenziato attraverso misure complementari, come crediti d’imposta per la sostituzione delle macchine agricole e meccanismi agevolati di rottamazione per quelle obsolete, calibrati sulla dimensione aziendale e sul grado di innovazione. È importante sostenere anche sportelli territoriali di assistenza che aiutino le imprese a presentare le domande, scegliere i macchinari conformi e accedere ai fondi disponibili”.

4) Sarebbe utile sostenere il passaggio generazionale attraverso programmi di coaching e affiancamento ma l’esonero contributivo under 40 che era stato introdotto dimostrandosi apprezzato ed efficace, non è stato rinnovato nell’ultima legge di bilancio. È nelle intenzioni del Governo reintrodurre questa misura?

“È nostra intenzione lavorare per introdurre forme di sostegno strutturato al passaggio generazionale, unite a misure che prevedano non solo esoneri contributivi, ma affiancamento, formazione e condizioni vincolate al rispetto delle normative di sicurezza e lavoro. Si tratta di soluzioni finanziariamente sostenibili e coerenti con la strategia di lungo periodo sul settore agricolo. L’obiettivo è che passare il testimone diventi un’opportunità e non un rischio per le aziende e per i giovani che scelgono di investire nell’agricoltura”.

5) L’adozione di tecnologie digitali e di IA può migliorare sicurezza e produttività. Quali politiche fiscali e formative sono allo studio per favorire l’ingresso di giovani laureati STEM e la diffusione dell’agricoltura 4.0 anche nelle piccole aziende agricole?

“L’agricoltura 4.0 è sostenuta da strumenti operativi come il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 e dal PNRR – Missione 2, Investimento 2.3, che destina risorse alla meccanizzazione innovativa e sicura. Sul piano formativo resta attivo il credito d’imposta Formazione 4.0 e il Fondo Innovazione ISMEA, che promuove la digitalizzazione e le tecnologie sostenibili. L’obiettivo è garantire che questi strumenti siano realmente accessibili anche a giovani e piccole imprese, anche valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria nella diffusione delle opportunità e nella promozione della cultura dell’innovazione”.

6) L’adozione di tecnologie digitali e di IA può migliorare sicurezza e produttività. Quali politiche fiscali e formative sono allo studio per favorire l’ingresso di giovani laureati STEM e la diffusione dell’agricoltura 4.0 anche nelle piccole aziende agricole? La legge n. 21 del 17 febbraio 2025 entrata nell’ordinamento grazie ad una proposta di legge da Lei promossa per introdurre moduli obbligatori di sicurezza sul lavoro nell’ora di Educazione civica è stata accolta con favore dall’AIC. È possibile immaginare il coinvolgimento delle associazioni agricole nella co-progettazione dei contenuti formativi?

“Il modello previsto per introdurre l’educazione alla sicurezza è uno schema partecipato affinché vengano offerte le conoscenze necessarie per riconoscere i fattori di rischio sul lavoro. Pertanto, anche le associazioni agricole potranno offrire un significativo contributo. Il Ministero della cultura nell’adottare le linee guida per l’educazione civica ha previsto la partecipazione di docenti, esperti ed associazioni; queste ultime avranno un ruolo importante soprattutto nel far conoscere casi concreti legati agli incidenti sul lavoro per educare alla sicurezza, in applicazione dell’istituto della testimonianza introdotto dalla legge”.