Intervista On. Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati
Il punto di vista dell’On. Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura raccolto dall’Associazione Italiana Coltivatori
Tra nuovi assetti geopolitici in continuo mutamento ed emergenze climatiche, l’agricoltura italiana è chiamata a rinnovare i propri modelli produttivi, tutelando al contempo il proprio ruolo economico e sociale. In questo contesto, il lavoro della Commissione Agricoltura della Camera assume una funzione essenziale nell’indirizzare le scelte legislative e accompagnare il settore nelle sue sfide attuali e future. Ne parliamo con l’On. Mirco Carloni, riconfermato lo scorso 10 giugno Presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.
Presidente Carloni, in un contesto internazionale sempre più instabile e segnato dallo spettro di un ritorno alle barriere commerciali, quali strumenti ritiene fondamentali affinché l’Italia possa difendere e potenziare l’export agroalimentare?
Allo stato attuale non si possono fare valutazioni sugli effetti dei potenziali dazi o di quelli parzialmente applicati, ma è importante in primo luogo considerare che per molti prodotti di eccellenza italiani, il margine di sostituibilità con prodotti simili di provenienza domestica o di altri Stati si può considerare non decisivo grazie alla loro unicità. Per questo motivo, ci sono buoni auspici che il sistema agroalimentare italiano di eccellenza regga a tali barriere. Naturalmente, questa è solo un’ipotesi che ci impone di agire su più fronti. In primo luogo, è necessario insistere sulla diplomazia economica e la promozione del Made in Italy attraverso accordi bilaterali e multilaterali che tutelino le nostre produzioni, valorizzino le filiere certificate e proteggano le denominazioni di origine.
Quale ruolo dovrebbe giocare, a suo avviso, la Commissione Agricoltura in questo scenario?
L’azione della Commissione Agricoltura è rivolta a sostenere il Governo nella definizione di posizioni forti in sede europea e internazionale, promuovendo norme che contrastino fenomeni come l’italian sounding e la contraffazione che danneggiano la reputazione e il valore dei nostri prodotti. A tale riguardo, ci stiamo impegnando per assicurare un’interlocuzione costante con gli Stati Uniti, perché attualmente non riteniamo il mercato statunitense sostituibile.
Un altro strumento fondamentale riguarda il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese agricole e agroalimentari, soprattutto delle piccole e medie realtà, attraverso il rafforzamento dei servizi di consulenza, l’accesso agevolato ai mercati e l’incentivazione all’innovazione tecnologica, anche tramite risorse dei fondi europei per la competitività. Abbiamo dimostrato in questi mesi che l’Italia si è offerta di garantire gli interessi dei propri connazionali e imprenditori, cercando di gestire in maniera oculata le conseguenze delle annunciate guerre commerciali rimanendo fedeli, allo stesso tempo, ai nostri alleati storici.
Negli ultimi anni sono stati siglati diversi accordi tra istituzioni pubbliche e grandi gruppi bancari per agevolare l’accesso al credito in agricoltura. Tuttavia, molte PMI restano escluse o fortemente penalizzate da una percezione di alta rischiosità. Quali leve ritiene opportune per rafforzare la bancabilità delle imprese agricole?
Ritengo che le leve legislative e regolatorie più efficaci debbano puntare su tre direttrici fondamentali. In primo luogo, rafforzare il sistema delle garanzie pubbliche, come il Fondo di garanzia per le PMI e gli strumenti ISMEA, estendendo la copertura e semplificando le procedure di accesso, così da ridurre il rischio percepito dagli istituti di credito e incentivare gli investimenti anche nelle realtà più piccole e innovative.
In secondo luogo, è prioritario favorire la valorizzazione dei business plan agricoli e delle progettualità legate alla sostenibilità e all’innovazione. Progetti che puntano su digitalizzazione, transizione ecologica e aggregazione tra imprese devono poter godere di percorsi di valutazione creditizia agevolata, anche tramite scoring specifici per il settore agricolo.
Terzo è necessario insistere, insieme al MASAF, sulla strada già intrapresa della semplificazione all’accesso a quegli strumenti che favoriscano l’incontro tra finanza pubblica e privata, come il credito di filiera, la finanza agevolata e il microcredito per i giovani e le start-up.
Con l’estate ormai alle porte, la siccità resta una delle criticità più pressanti per molti agricoltori. Quali interventi infrastrutturali, normativi e tecnologici ritiene debbano essere messi al centro dell’agenda del Parlamento e della Commissione che Lei presiede?
La questione idrica è stata posta al centro del dibattito parlamentare e, insieme al MASAF, si sta lavorando, come mai accaduto prima, per tutelare gli agricoltori e fornire ascolto, risposte puntuali e centralità al settore agricolo. Abbiamo investito ingenti risorse per sostenere le filiere in crisi e il rilancio degli investimenti, consapevoli che senza risposte tempestive e strutturali rischiamo di compromettere la produttività e la sostenibilità di intere filiere agroalimentari.
Sul fronte infrastrutturale, è opportuno concentrarsi sulla manutenzione dei grandi invasi, dei piccoli laghetti aziendali e delle reti di distribuzione idrica e investire nella modernizzazione delle infrastrutture esistenti per ridurre le perdite idriche e favorire il riutilizzo delle acque reflue depurate a fini irrigui.
Dal punto di vista normativo, ritengo necessario procedere con interventi mirati che favoriscano una maggiore rapidità nell’attuazione dei progetti e rafforzino la collaborazione tra Stato, Regioni e Consorzi di bonifica.
Sul versante tecnologico, è opportuno promuovere l’adozione di sistemi di irrigazione di precisione, sensoristica per il monitoraggio dei consumi idrici, piattaforme digitali per la gestione efficiente dell’acqua e tecniche innovative di conservazione dell’umidità nei suoli. In questo ambito, la collaborazione tra imprese, centri di ricerca e istituzioni può offrire soluzioni concrete, replicabili su larga scala.
Presidente Carloni, Lei è stato promotore e primo firmatario della legge quadro per i “Giovani Agricoltori”. A partire da questo intervento quali strumenti di legge ritiene necessari per rendere più attrattivo l’ingresso dei giovani in agricoltura?
Il complesso delle misure introdotte con la Legge 36/2024, che ho avuto l’onore di promuovere, rappresenta, certo, un punto di partenza, che richiede attenzione e impegno costante. Naturalmente è ancora presto per verificare in concreto l’efficacia di questa Legge, ma i primi riscontri sono decisamente incoraggianti, si pensi alla crescita della percentuale di imprese under 35, già verificata in regioni come Friuli, Trentino, Basilicata e Lazio mentre, in valore assoluto, vediamo che Sicilia, Puglia e Campania sono le regioni con il maggior numero di imprese agricole giovanili, a conferma della capacità di questa Legge di stimolare il ricambio generazionale soprattutto al Sud.
Detto questo, per rendere ancora più attrattivo e sicuro il percorso di insediamento, ritengo opportuno lavorare su alcuni strumenti integrativi. In particolare, sarà fondamentale potenziare ulteriormente i fondi dedicati all’acquisto e all’affitto di terreni, prevedendo anche strumenti di garanzia pubblica e agevolazioni sulle procedure catastali e urbanistiche. Inoltre, bisognerà incentivare le collaborazioni tra giovani, imprese storiche, cooperative e filiere produttive, anche tramite sostegni specifici a start-up e reti d’impresa orientate all’agritech, alla sostenibilità e all’internazionalizzazione. Infine, bisognerà migliorare la consulenza, puntando su mentorship e percorsi formativi mirati, così da offrire ai nuovi imprenditori agricoli non solo sostegno economico, ma anche competenze gestionali, digitali e di mercato.
In quest’ottica, la Commissione Agricoltura accompagnerà l’attuazione della legge attraverso il monitoraggio costante dell’efficacia delle misure, così da intercettare in tempo reale le criticità e apportare eventuali correttivi normativi.
Lei presiede la Commissione Agricoltura in un periodo segnato da profondi cambiamenti: dalla transizione agro-ecologica ai nuovi orientamenti della PAC post 27. Quali saranno le priorità della Commissione nel prossimo futuro? E in che modo intende rafforzare ulteriormente il ruolo strategico nel dialogo tra Parlamento, Governo e mondo agricolo?
Le priorità legislative che ritengo fondamentali per il prossimo futuro si articolano su più direttrici. In primo luogo, sarà centrale lavorare a un quadro normativo che assicuri ulteriormente la sostenibilità economica, ambientale e sociale delle nostre aziende agricole, promuovendo l’innovazione, la ricerca e l’adozione di tecnologie digitali per una maggiore efficienza produttiva e una gestione responsabile delle risorse naturali. In questo ambito, intendiamo mantenere il nostro orientamento, che vede nell’agricoltore un custode della terra ed il principale collaboratore nel preservarla.
Un altro tema prioritario sarà la piena attuazione della nuova Politica Agricola Comune, affinché le risorse europee siano impiegate in modo efficace, inclusivo e mirato, valorizzando le specificità dei nostri territori e sostenendo il ricambio generazionale, l’accesso al credito e la crescita delle filiere Made in Italy.
La Commissione Agricoltura che ho l’onore di presiedere continuerà a svolgere un ruolo di raccordo strategico tra Parlamento, Governo e mondo agricolo, rafforzando i momenti di ascolto e di confronto con le organizzazioni di categoria, le imprese e i soggetti della ricerca. La collaborazione istituzionale con il MASAF, guidato dal Ministro Lollobrigida, sarà ulteriormente intensificata per garantire una filiera decisionale rapida, trasparente ed efficace.a consapevolezza che non ci sono materie per uomini, professioni per uomini, ma che possono svolgere qualsiasi lavoro e studiare qualsiasi materia, se vogliono. Facciamole giocare anche con il meccano, insomma! E cambiare il mondo del lavoro, perché ancora troppo conformato e modellato a misura di uomo. Non solo è una grande questione di giustizia, ma anche di crescita e sviluppo: il mondo tecnologico-scientifico ha bisogno della competenza e del talento delle donne e del loro sguardo alternativo e diverso sul mondo.
