Il grano duro è identità: le misure del Governo per la filiera cerealicola
Il settore cerealicolo italiano sta attraversando una fase di forte difficoltà, determinata dal crollo dei prezzi, dall’aumento dei costi di produzione e dalla crescente pressione delle importazioni dall’estero. Una crisi che non riguarda soltanto l’economia agricola, ma anche l’identità stessa del Paese, come ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida: “Il grano duro italiano non è solo una coltura, è la nostra identità”.
La crisi del comparto
I numeri parlano chiaro:
- il prezzo del grano duro è sceso sotto i 28 euro al quintale, registrando un calo del 30% in un anno;
- i costi di produzione sono cresciuti del 20% dal 2021;
- in Puglia oltre 38mila aziende sono a rischio, con un allarme desertificazione dei campi coltivati;
- mancano circa 2 milioni di tonnellate di grano per coprire il fabbisogno nazionale.
Le richieste degli agricoltori
Di fronte a questa situazione, il mondo agricolo ha avanzato richieste precise:
- istituzione di una Commissione Unica Nazionale (CUN) per il grano duro, in grado di garantire maggiore equilibrio e trasparenza sui prezzi;
- pubblicazione dei costi medi di produzione da parte di Ismea, per tutelare gli operatori della filiera;
- misure efficaci contro speculazioni e concorrenza sleale.
Le risposte del Governo
Il ministro Lollobrigida ha annunciato una serie di interventi strutturali e urgenti, con l’obiettivo di sostenere la filiera cerealicola e rafforzare la sovranità alimentare del Paese.
Tra i provvedimenti previsti:
- Contratti di filiera: ai 30 milioni di euro già stanziati nel 2024 (che coinvolgono 9.000 aziende e coprono 130.000 ettari) si aggiungeranno 300 milioni di euro attraverso il programma ColtivaItalia;
- Commissione unica nazionale (CUN) operativa dal 1° gennaio 2026, per garantire trasparenza nella definizione dei prezzi;
- Pubblicazione dei costi medi di produzione da parte di Ismea;
- Controlli rafforzati da parte dell’Icqrf contro pratiche di vendita sottocosto;
- 10 milioni di euro di credito d’imposta per le industrie che trasformano cereali italiani;
- Piano di ricerca con il CREA, focalizzato su varietà più produttive e resilienti grazie a Tea e irrigazione di precisione;
- Potenziamento della tracciabilità e dei controlli sull’origine delle colture;
- Revisione del PNRR per l’agricoltura, con un incremento di 2 miliardi di euro, portando gli investimenti complessivi a oltre 4 miliardi per l’intera filiera, dalla produzione alla trasformazione.
Un comparto strategico per il futuro
Le misure annunciate si pongono l’obiettivo non solo di arginare la crisi immediata, ma di rilanciare un settore strategico per l’Italia. Il grano duro, infatti, è alla base della pasta, simbolo riconosciuto in tutto il mondo del Made in Italy.
La sfida sarà ora tradurre le promesse in risultati concreti, garantendo agli agricoltori maggiore stabilità e ai consumatori un prodotto di qualità, espressione autentica del territorio.
