Controlli agroalimentari in Italia e Unione Europea: fotografia aggiornata di un sistema sotto pressione

La sicurezza agroalimentare rappresenta oggi uno dei principali banchi di prova per le politiche pubbliche italiane ed europee. La globalizzazione degli scambi, la crescente complessità delle filiere e la progressiva sofisticazione delle pratiche fraudolente rendono i controlli ufficiali uno strumento imprescindibile non solo per la tutela della salute dei consumatori (food safety), ma anche per la salvaguardia della concorrenza leale, della stabilità dei mercati e del valore economico delle produzioni agricole (food security).

approfondimento a cura di: Luigi Castiglia

Nel biennio 2024–2025, i dati più recenti consentono di delineare una fotografia aggiornata dello stato dei controlli agroalimentari, mettendo in evidenza risultati concreti, criticità persistenti e nuove strategie di presidio lungo l’intera filiera, dalla produzione primaria ai punti di ingresso nel mercato europeo.

Il perimetro dei controlli in Italia: numeri e intensità dell’azione pubblica

Il sistema italiano dei controlli agroalimentari si fonda su una rete articolata di autorità competenti, tra cui l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF), le ASL, i Carabinieri per la tutela agroalimentare e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).

Questi enti operano con competenze complementari per garantire un presidio capillare dall’origine alla distribuzione dei prodotti. Secondo il Report ICQRF 2024, presentato a giugno 2025 dal MASAF, l’ICQRF ha effettuato 54.882 controlli complessivi nel 2024, così suddivisi:

  • 28.558 ispezioni presso operatori (produzione e commercio), pari a circa il 52% del totale;
  • 54.180 controlli su prodotti agroalimentari, praticamente il 99% dei controlli complessivi (ci può essere sovrapposizione tra categorie);
  • 11.571 analisi di laboratorio, circa il 21% di tutti i controlli.

Il 90% dei controlli ha riguardato prodotti alimentari, mentre il restante 10% è stato diretto agli input tecnici della produzione agricola (fertilizzanti, mangimi, sementi, fitosanitari).

Dal punto di vista dell’efficacia dei controlli:

  • 12,9% dei prodotti controllati è risultato non conforme alle normative, ovvero più di 1 prodotto su 8 presentava irregolarità;
  • 8,6% dei campioni analizzati in laboratorio non soddisfaceva i parametri microbiologici o chimici previsti.

Questi dati mostrano che, nonostante l’alto livello di strutturazione del sistema italiano, le non conformità restano significative anche in un contesto avanzato come quello nazionale. Parallelamente, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) svolge controlli specifici sui flussi doganali e sulle merci in importazione. Secondo fonti giornalistiche affidabili, nel 2024 l’ADM ha effettuato oltre 28.000 controlli all’importazione, sequestrando più di 2,2 milioni di articoli contraffatti, per un valore stimato superiore a 7 milioni di euro. Questa attività evidenzia il ruolo dell’ADM come filtro di conformità all’ingresso dei confini nazionali, a tutela dei consumatori e delle imprese italiane.

Sanzioni, sequestri e valore economico delle frodi

L’azione ispettiva dell’ICQRF nel 2024 ha prodotto risultati significativi anche sul piano repressivo, evidenziando la complessità e l’ampiezza delle frodi nel settore. Sono state trasmesse all’autorità giudiziaria 161 notizie di reato, corrispondenti allo 0,29% dei controlli complessivi, mentre 6.136 sanzioni amministrative sono state contestate, pari all’11,2% dei controlli totali. Sono state emesse 2.381 ordinanze di ingiunzione per un valore complessivo di 8,6 milioni di euro, che rappresentano il 4,3% dei controlli, e 3.847 diffide, equivalenti al 7% dei controlli effettuati. In termini materiali, quasi 13 milioni di chilogrammi di merce sono stati sequestrati, con un valore economico stimato superiore ai 22 milioni di euro. Questi dati mostrano chiaramente non solo l’intensità dell’attività sanzionatoria, ma anche la portata delle irregolarità riscontrate lungo l’intera filiera agroalimentare nazionale.

I comparti più vulnerabili: qualità certificata e rischio sistemico

L’analisi settoriale dei controlli ICQRF evidenzia una concentrazione mirata nei comparti storicamente più esposti al rischio di frode e irregolarità: il vitivinicolo ha registrato circa 17.710 controlli, pari al 33% del totale dei controlli settoriali nel 2024; l’olio d’oliva 8.249 controlli (15%); il lattiero-caseario 5.275 controlli (10%) e l’ortofrutta oltre 4.214 controlli. Per le produzioni a qualità certificata, su 15.834 controlli totali sui prodotti DOP e IGP circa 2.691 hanno evidenziato non conformità, corrispondenti al 17%; nei prodotti biologici, su 6.755 controlli circa 703 si sono concluse con esiti non conformi, pari al 10,4%. Questi dati sottolineano che i comparti ad alto valore economico e reputazionale presentano non solo un elevato numero di verifiche, ma anche un tasso più alto di irregolarità, come rilevato dal Report ICQRF 2024.

Dogane e controlli alle frontiere: il ruolo crescente dell’ADM

In un contesto caratterizzato da flussi commerciali sempre più intensi e complessi, il presidio delle frontiere rappresenta un nodo strategico dell’intero sistema di controllo. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è chiamata a intercettare prodotti non conformi, flussi irregolari e tentativi di triangolazione commerciale, svolgendo un ruolo sempre più integrato con le altre autorità di controllo.

È in questo quadro che si colloca il Protocollo d’Intesa firmato nel 2025 tra ADM, Associazione Italiana Coltivatori (AIC) e Associazione Italiana Consumer (AICO). L’accordo prevede l’organizzazione di attività formative e divulgative gratuite, rivolte in particolare al personale ADM impegnato nei controlli sui prodotti agricoli e olivicoli, con l’obiettivo di rafforzare le competenze operative in materia di produzione, movimentazione e distribuzione. Il Protocollo si configura come un’iniziativa di natura preventiva e sistemica: la formazione specialistica diventa strumento di contrasto ai traffici illeciti, affiancando e rafforzando l’azione repressiva tradizionale e favorendo una maggiore capacità di individuare anomalie lungo la filiera.

Controlli via mare e frontiere: rotte commerciali e dinamiche operative

Oltre alle attività domestiche di vigilanza, i controlli agroalimentari si estendono ai principali punti di ingresso delle merci in Italia e in Europa, in particolare ai porti e ai Posti di Controllo Frontalieri (PCF). Secondo il Report PCF 2024 del Ministero della Salute, attraverso i PCF italiani sono transitati 43.554 partite di animali e prodotti di origine animale, con un incremento di 3.425 unità (+8,5%) rispetto al 2023, evidenziando la necessità di rafforzare le verifiche veterinarie e documentali prima dell’immissione sul mercato nazionale.

Questa dinamica si inserisce in un contesto europeo più ampio: grandi porti, come quello di Rotterdam, caratterizzati da controlli doganali differenti rispetto al nostro Paese, fungono da centri logistici per merci destinate all’intera UE. Questo fenomeno riguarda soprattutto le importazioni dai Paesi terzi e sottolinea la necessità di uniformare i controlli lungo le principali correnti commerciali marittime europee, a garanzia della food safety e della tutela economica dei produttori.

Pratiche commerciali sleali e tutela della filiera

Un ulteriore fronte di intervento riguarda il contrasto alle pratiche commerciali sleali. Secondo il report ICQRF 2024, sono stati registrati 809 controlli specifici, circa il doppio rispetto ai 404 del 2023. Questi accertamenti rappresentano circa l’1,5% dei controlli totali ICQRF e si concentrano su comportamenti che incidono direttamente sugli equilibri contrattuali lungo la filiera, spesso a discapito dei produttori primari. Tra le irregolarità rilevate, 336 controlli (41,5%) hanno evidenziato condizioni contrattuali aggressive, 232 controlli (28,8%) mancato rispetto dei termini di pagamento, mentre 241 controlli (29,7%) hanno riscontrato modifiche contrattuali unilaterali o altre irregolarità. Questi dati, tratti dal report ICQRF 2024, evidenziano come la crescente attenzione istituzionale non riguardi solo la conformità delle pratiche commerciali, ma anche la sostenibilità economica della filiera agroalimentare.

Il quadro europeo: cooperazione, rischio e allerta rapida

Secondo il report annuale 2024 del sistema europeo RASFF (Rapid Alert System for Food and Feed – Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi), sono state registrate 9.023 notifiche di rischio alimentare, in aumento del 6% rispetto alle 8.500 notifiche del 2023. Circa il 62% delle notifiche riguardava prodotti provenienti da Paesi terzi, con le categorie più frequentemente coinvolte rappresentate da frutta e verdura, oli vegetali e prodotti trasformati. Questi dati evidenziano l’importanza dei controlli doganali e dello scambio informativo transfrontaliero per la sicurezza del mercato unico europeo.

Tecnologia, dati e prospettive future

Il futuro dei controlli agroalimentari si gioca sempre più sul terreno dell’innovazione, dove la digitalizzazione e la condivisione dei dati diventano strumenti decisivi per aumentare efficacia e tempestività. Nel 2024, circa 42.786 dei 54.882 controlli complessivi dell’ICQRF, pari al 78 %, sono stati gestiti tramite flussi informativi digitali, consentendo una riduzione media del 15 % dei tempi di verifica rispetto all’anno precedente, secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’interoperabilità delle banche dati e l’utilizzo di strumenti di analisi predittiva hanno permesso di individuare anomalie con maggiore precisione, mentre le prospettive future prevedono applicazioni basate su blockchain e intelligenza artificiale per rafforzare ulteriormente la capacità di prevenzione.

Conclusioni

Il futuro dei controlli agroalimentari si gioca sempre più sul terreno dell’innovazione, dove la digitalizzazione e la condivisione dei dati diventano strumenti decisivi per aumentare efficacia e tempestività. Nel 2024, circa 42.786 dei 54.882 controlli complessivi dell’ICQRF, pari al 78 %, sono stati gestiti tramite flussi informativi digitali, consentendo una riduzione media del 15 % dei tempi di verifica rispetto all’anno precedente, secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’interoperabilità delle banche dati e l’utilizzo di strumenti di analisi predittiva hanno permesso di individuare anomalie con maggiore precisione, mentre le prospettive future prevedono applicazioni basate su blockchain e intelligenza artificiale per rafforzare ulteriormente la capacità di prevenzione.

La fotografia aggiornata dei controlli agroalimentari in Italia e nell’Unione Europea mostra un sistema solido e articolato, capace di risultati concreti, ma sottoposto a pressioni crescenti. Ritengo che la priorità nei prossimi anni debba essere il rafforzamento dei controlli preventivi via mare e frontiere, con un incremento del personale e della digitalizzazione dei flussi informativi poiché dati recenti indicano che solo il 3% dei prodotti alimentari importati viene sottoposto a controlli fisici approfonditi. Sono convinto che, solo combinando rigore, formazione specialistica e cooperazione istituzionale, sarà possibile mantenere alta la fiducia dei consumatori e rafforzare la competitività delle produzioni europee.