Chiarezza e reciprocità: ecco il pilastro del Mercosur


Per “Avvenire Agricolo” il Sen. Luca De Carlo, Presidente della 9°Commissione ha risposto alle nostre domande sul mondo agricolo.

GAETANO GULLO

Domanda 1: Presidente, il dibattito sull’accordo UE-Mercosur resta acceso. Alla luce di un mercato di oltre 250 milioni di abitanti, di cui molti italo discendenti, quali opportunità concrete intravede oggi per il Made in Italy agroalimentare e quali condizioni ritiene imprescindibili affinché l’intesa ratificata sia realmente efficace ed equilibrata per le imprese maggiormente esposte?

Ho sempre sostenuto come l’unico, vero, efficace antidoto ai dazi siano gli accordi, e le aperture verso nuovi mercati sono certamente una grande opportunità per il settore primario italiano, ma per arrivare ad esserlo hanno avuto bisogno del decisivo e fondamentale intervento del Governo italiano: non avremmo mai potuto accettare un accordo che non prevedesse da un lato chiarezza e dall’altro – soprattutto – reciprocità. Ecco, ritengo che sia questo il pilastro centrale dell’accordo: i prodotti che importiamo devono rispettare le stesse regole a cui devono sottostare le produzioni europee. Non si tratta solo di contrastare possibili forme di concorrenza sleale o di evitare la corsa al ribasso dei prezzi: si tratta di una questione di rispetto del lavoro degli agricoltori italiani ed europei, ma soprattutto è il modo per tutelare i cittadini-consumatori. La sicurezza alimentare è centrale nella produzione del settore primario, tanto che i prodotti italiani vengono sì cercati e invidiati – e in alcuni casi anche “copiati”, senza successo – per la grandissima qualità in termini di gusto e tradizione (tanto che i dati dell’export agroalimentare del 2025 nei primi undici mesi ha sfiorato i 67 miliardi di euro, + 5% rispetto all’anno precedente, con una previsione a fine anno di 73 miliardi di euro) ma anche per la sicurezza, la tracciabilità, la pulizia,… tutti fattori decisivi per la realizzazione di prodotti di eccellenza, che rappresentano dei costi per le aziende che devono quindi vedere tutelato il mercato dall’ingresso di prodotti che non rispettano gli stessi altissimi standard igienico-sanitari.

Domanda 2 La proroga delle sperimentazioni TEA fino al 2026 manda un messaggio politico chiaro sul ruolo dell’innovazione nei campi. Che obiettivo vi siete dati con questa estensione? E cosa cambia, concretamente, con la scelta di rendere riservate le geolocalizzazioni dei siti sperimentali?

L’obbiettivo è quello che abbiamo dichiarato fin dall’inizio: proseguire nella ricerca e nella sperimentazione in campo delle TEA. Per questo, fin dall’insediamento di questo Governo, ho lavorato personalmente prima alla sua realizzazione, possibile grazie a un mio emendamento, e poi alla sua proroga, ottenuta sempre grazie a un mio emendamento all’ultima Legge di Bilancio; una proroga indispensabile per proseguire il lavoro iniziato, dato che siamo in attesa del regolamento europeo che finalmente farà chiarezza su quelle che a livello continentale vengono definite NGT – Nuove Tecniche Genomiche, mettendo fine a quella confusione normativa – forse voluta, forse propagandistica, di certo ostacolante – che per decenni le ha viste assimilate al mondo degli OGM.

Lo sviluppo delle TEA è fondamentale per il futuro dell’agricoltura nazionale ed europea: siamo nel bel mezzo di una “rivoluzione” globale, tra scontri geo-politici e cambiamento climatico con una popolazione in continua crescita. La sfida è sfamare il mondo, la risposta è produrre di più e meglio: grazie alle TEA possiamo arrivare a ridurre il consumo di acqua, possiamo ottenere un miglioramento qualitativo delle produzioni, possiamo migliorare la difesa delle piante alle malattie riducendo così anche l’uso di fitofarmaci.

Per questo, oltre alla proroga temporale ho voluto inserire nell’emendamento anche la norma che porta alla riservatezza della geolocalizzazione dei siti sperimentali: credo che purtroppo siano nella mente di tutti le devastazioni compiute dai soliti propagandisti anti-scienza di cui sono stati oggetto i primi campi sperimentali in Lombardia, con il riso, e sei mesi dopo in Veneto, con il vigneto. La trasparenza è necessaria, tanto che la geolocalizzazione permane ma queste informazioni diventano riservate e accessibili solo all’Autorità nazionale competente e ai soggetti coinvolti nel procedimento autorizzatorio. Ogni attacco a un sito sperimentale significa perdere almeno cinque anni di ricerca: è tempo che non possiamo permetterci di perdere, non possiamo “aiutare” chi in nome della propaganda vuole fermare il futuro.

Domanda 3: Guardando al 2025 che ci siamo appena lasciati alle spalle, quale risultato rivendica con maggiore convinzione per l’agricoltura: un provvedimento o una decisione di cui magari si è parlato meno, ma che, al contrario, può avere ricadute sostanziali sul settore agricolo e sull’agroalimentare italiano, in termini di competitività, innovazione e tutela delle filiere?

Abbiamo appena parlato della proroga delle sperimentazioni TEA, ma c’è un altro grande risultato che abbiamo ottenuto a livello europeo, quello sulla PAC 2028-2034. A inizio dicembre 2025 è stata approvata all’unanimità in IX Commissione Senato la risoluzione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabiliva le condizioni di attuazione del sostegno dell’Unione alla Politica Agricola Comune; un documento nel quale l’Italia unita ha scelto di dire no al taglio di risorse, al “minestrone” di politiche e iniziative che avrebbe annacquato il senso su cui è stata fondata l’Unione Europea, ossia il sostegno al settore primario. È infatti grazie all’Italia se è stato cancellato il taglio previsto alle risorse per l’agricoltura (era previsto un -22% per la gestione 2028-2034 che avrebbe portato all’Italia 31 miliardi di euro, 6,7 miliardi in meno rispetto alla programmazione 2021-2027), e sempre grazie al lavoro del Governo Meloni e del Ministro Francesco Lollobrigida l’Italia ha ottenuto anche un miliardo di euro in più.

Altra azione fondamentale del 2025 è stato il “ColtivaItalia” che prevede nel prossimo triennio un miliardo di euro per la sovranità alimentare, per il sistema degli allevamenti italiani, per il piano olivicolo nazionale, per il ricambio generazionale, per la ricerca e innovazione, per la stabilizzazione dei mercati. In totale, dal giorno dell’insediamento del Governo Meloni ad oggi il settore primario in Italia ha investito oltre 16 miliardi di euro.

Domanda 4: Presidente, quali sono le principali priorità e le sfide che la Commissione da Lei presieduta si pone per il 2026, sul piano legislativo e dell’azione concreta a sostegno del settore agricolo?

Sono tante le iniziative avviate e che proseguiranno anche in questo nuovo anno: penso ad esempio alla legge sul pane – che dopo il primo controllo europeo da qualche settimana ha ripreso il suo iter in Commissione e che contiamo di portare all’attenzione dell’aula già nel mese di aprile  con l’obbiettivo di tutelare la storia, la cultura, la tradizione e il lavoro delle migliaia di panificatori italiani – o all’indagine conoscitiva sugli effetti del cambiamento climatico in agricoltura per monitorarne impatti e adattamenti, che ho voluto personalmente per dare al mondo dell’agricoltura gli strumenti adatti e moderni per affrontare le sfide odierne.

Continueremo a monitorare le trattative sulla PAC 2028-2034; attendiamo poi dall’Europa il regolamento che ci permetterà di uscire dal sistema di continue proroghe per la sperimentazione in campo delle TEA così da poter affrontare con ancora maggior efficacia una questione centrale nel contrasto al cambiamento climatico e nell’approvvigionamento alimentare mondiale.

Ci saranno poi le sfide legate alle filiere, al costo del latte etc. tutti temi che questo Governo ha saputo affrontare sia dal punto di vista delle risorse, non facendo mai mancare il sostegno economico come abbiamo evidenziato prima, che da quello “diplomatico” e normativo.

L’agricoltura era, è e resterà la nostra priorità.

(©Leonardo-Puccini-da-Imagoeconomica da RaiNews)