PAC: Santoianni (AIC), “Corte dei Conti Ue certifica nostre criticità, essenziale scorporo della PAC dai Piani di partenariato”

Lo studio Scenar 2040 della Commissione indica che nello scenario “No PAC” il reddito agricolo dell’Ue si ridurrebbe di circa l’11% e la produzione agricola di oltre il 5% entro il 2040

Roma, 11 febbraio 2026 – «I rilievi della Corte dei Conti europea confermano le criticità che abbiamo più volte evidenziato sulla PAC post-2027. Per questo chiediamo di valutare lo scorporo della Politica agricola comune dai Piani di partenariato nazionali e regionali, così da garantire un utilizzo coerente della flessibilità prevista dal Quadro finanziario pluriennale, una più chiara destinazione delle risorse per l’agricoltura e la definizione di una quota minima a favore delle imprese agricole e ittiche anche nell’ambito degli altri pilastri».

Lo afferma Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori, commentando il parere dei magistrati contabili Ue che boccia la scelta della Commissione europea di inglobare i fondi PAC nei Piani di partenariato previsti dalla proposta di QFP.

«La PAC deve restare lo strumento principale per garantire reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare e tenuta delle aree rurali», osserva Santoianni. «Lo studio Scenar 2040 della Commissione indica che nello scenario “No PAC” il reddito agricolo dell’Ue si ridurrebbe di circa l’11% e la produzione agricola di oltre il 5% entro il 2040».

«La flessibilità di bilancio non è un problema in sé, ma lo diventa quando riduce la leggibilità delle scelte e genera incertezza sull’effettivo accesso alle risorse. Quando la programmazione è solida e le priorità politiche sono chiare, la flessibilità può aumentare l’efficacia degli interventi; al contrario, con una governance debole, si traduce in opacità».

«Se il Bilancio europeo evolve verso una maggiore integrazione – conclude Santoianni – la PAC deve essere riformata preservandone natura e riconoscibilità. Lo scorporo dai Piani di partenariato rappresenta un passaggio essenziale per garantire parità di accesso alle risorse, in particolare per le piccole e medie imprese agricole».