Agricoltura femminile: nelle commissioni regionali solo 1 su 4 è donna, colmare il gender gap

Roma, 6 marzo 2026 – «Nelle commissioni regionali che si occupano di agricoltura solo poco più di un componente su quattro è donna (26,6%). Un dato che fotografa chiaramente come la presenza femminile nei luoghi dove si prendono le decisioni sia ancora troppo limitata, soprattutto se si considera il contributo che le donne danno ogni giorno all’agricoltura italiana».

Lo afferma Giuseppino Santoianni, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Coltivatori (AIC), commentando i dati sul divario nella rappresentanza di genere nel settore primario emersi da un recente approfondimento realizzato da AIC in occasione della Giornata internazionale della donna.

L’elaborazione dell’associazione sul gender gap nella rappresentanza agricola, realizzata sui dati pubblicati nei siti istituzionali delle regioni, evidenzia inoltre forti differenze territoriali. I livelli più alti di presenza femminile nelle commissioni regionali che si occupano di agricoltura si registrano in Calabria (66%), Trentino-Alto Adige (50%) e Toscana (44%). All’estremo opposto si collocano invece Sicilia (7%), Campania (6%) e Sardegna, dove la rappresentanza femminile è pari a zero.

«Eppure la presenza delle donne nel mondo agricolo italiano è ampia e articolata. Parliamo di circa 366 mila imprenditrici agricole, pari al 31,5% del totale, e di oltre 470 mila lavoratrici dipendenti, che rappresentano circa il 32% della manodopera complessiva. A queste si aggiungono molte professioniste impegnate nel supporto tecnico e scientifico al settore, nella trasformazione e nella somministrazione dei prodotti alimentari».

Si tratta di una presenza ricca e dinamica che contribuisce in modo determinante allo sviluppo dell’agricoltura italiana, con uno spirito manageriale che si distingue per multifunzionalità e apertura all’innovazione e alla sostenibilità. Dalla gestione dei farmers market agli agriturismi, dagli agriasili ai percorsi esperienziali di oleoturismo ed enoturismo, fino alle iniziative che rafforzano la responsabilità sociale delle imprese agricole nelle comunità locali.

«Per uno sviluppo equilibrato del settore crediamo sia necessario rafforzare la rappresentanza agricola femminile e ridurre questo gap nei luoghi decisionali. Sostenere la presenza delle donne dove si prendono le decisioni e creare più occasioni di confronto e partecipazione – conclude Santoianni – significa rafforzare la capacità del Paese di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e valorizzare – con formazione e informazione – un’agricoltura multifunzionale capace di contribuire a sistemi alimentari più equi».