Grande soddisfazione per chi da sempre difende la Dieta mediterranea a fronte di cibi veloci e street food.

1,6 anni di vita sono stati guadagnati nell’ultimo decennio dai cittadini in Italia, la quale si è posizionata nel 2016 al primo posto della classifica ‘bloomberg global health index’, su un totale di 163 paesi, per la popolazione che gode di miglior salute.

“Sono entusiasta di questi risultati poiché sostenendo l’agricoltura, abbiamo sempre sostenuto il mangiare sano e quindi la dieta mediterranea” sostiene il Presidente dell’Aic Giuseppino Santoianni.

La Dieta mediterranea si basa su semplici ma essenziali consumi, pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il vino in quantità moderate.

Il suo ruolo per la salute è stato riconosciuto da numerosi studi scientifici.

La dieta mediterranea, insieme con quella anti-ipertensione, è la migliore per la salute. A metterne in fila 40, da quelle ‘classiche’ a quelle più di moda, è stata anche quest’anno la rivista statunitense U.S. News and world report. Gli esperti hanno dato il loro punteggio alle diete sulla base di diversi parametri, dalla facilità di aderenza alla dieta alla probabilità di perdere peso a breve e lungo termine all’efficacia contro malattie come diabete e problemi cardiovascolari. Ad ottenere il punteggio più alto, 4,1 su 5, sono state appunto la dieta mediterranea e quella antipertensiva, che ‘spinge’ su frutta e verdura, limitando grassi e zuccheri e tagliando decisamente il sale.

Anche la Summer School italo-polacco-giapponese, l’iniziativa formativa rivolta ai giovani laureati che è promossa e organizzata dalla University Medical school of Gdanz, dalla Nagoya University e, per l’Italia, dalla Fondazione dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica di cui il dottor Giuseppe Fatati, direttore della struttura complessa di Diabetologia, dietologia e nutrizione clinica dell’ospedale di Terni, si occupa della Dieta mediterranea.

“Il tema trattato nella prima edizione del 2017 – spiega il dottor Giuseppe Fatati – ha riguardato la dieta mediterranea come modello nutrizionale sostenibile, salutare e adeguato dal punto di vista socioculturale, un argomento di grande attualità considerando l’importanza della nutrizione nelle principali patologie degenerative dall’obesità al diabete fino al tumore. In questo senso può essere considerata ideale l’alimentazione che rispetta la biodiversità e gli ecosistemi, culturalmente accettabile e accessibile, economicamente sostenibile, adeguata dal punto di vista nutrizionale e in grado di  contribuire ad ottimizzare le risorse naturali e umane. Tutti gli alimenti caratteristici della dieta mediterranea, assunti nelle quantità consigliate, svolgono un contributo benefico sui fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, degenerative e neoplastiche. In  particolare, in questo tipo di dieta, l’olio di oliva rappresenta la principale fonte di grassi e fornisce un elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi (MUFA). E’ stato dimostrato che una dieta ricca di MUFA rende la cellula meno suscettibile ai processi degenerativi e all’ossidazione riducendo la formazione di molecole proinfiammatorie”.

Infine ricordiamo che anche l’Unesco l’ha inserita nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità.