xylella salento

La riunione del comitato fitosanitario permanente di Bruxelles ha approvato il testo di modifica delle misure europee di emergenza per la gestione delle aree infette da xylella.

Il testo approvato ha introdotto nuove disposizioni che rispondono alle richieste avanzate dall’Italia per risolvere questa emergenza.

“Il via libera definitivo a procedere al reimpianto nella zona infetta del Salento di varietà di ulivo risultate resistenti al batterio xylella è un’ottima notizia ed è un risultato importante per chi si è impegnato a trovare soluzioni concrete più che a seminare polemiche”, affermano gli europarlamentari Paolo De Castro e Raffaele Fitto.

Sono state accolte le richieste per cui è stato abolito il divieto di impianto delle specie ospiti nella zona infetta, ad esclusione degli ultimi 20 km più a nord, di salvaguardare dall’abbattimento le piante monumentali risultate non contaminate che si trovano nei 100 metri da una pianta infetta e la libera movimentazione dalla zona demarcata delle tre varietà di vite risultate non suscettibili, nello specifico negramaro, primitivo e cabernet sauvignon. Si aprono così spiragli di futuro per un territorio gravemente compromesso sul fronte produttivo e paesaggistico e per gli agricoltori senza reddito da 3 anni.

Il voto del comitato fitosanitario permanente dell’Ue abroga ufficialmente l’articolo 5 della decisione UE 2015/789 che finora aveva vietato l’impianto di ulivi nelle zone infette del Salento.

“Un’ottima notizia per il mondo agricolo pugliese: finalmente arriva l’aggiornamento che tutti aspettavamo con impazienza e che riaccende almeno in parte le speranze degli olivicoltori”, afferma il senatore Dario Stefano, capogruppo del misto in commissione agricoltura del senato,

Questo rappresenta un risultato fondamentale per la ripresa del settore olivicolo, dell’occupazione e delle imprese agricole.

Se consideriamo la provincia di Lecce scopriamo che l’olivo in provincia di Lecce copre una superficie pari a circa 55.000 ettari che rappresentano il 32% del totale delle superfici Bio, su un totale regionale di 171mila ettari e il 20% della produzione nazionale.

Inoltre della superficie impiegata ad oliveto, ben il 17% è Bio e un’altra parte usata da piccoli proprietari dediti alla produzione di consumo familiare.

Certo le problematiche non sono terminate, tante aziende sono ancora chiuse e tanti oliveti desertificati, ma questo può rappresentare un buon inizio per ricominciare.