pasta

Si celebra la colonna dell’agroalimentare italiano; bene l’etichettatura dell’origine, ma occorre intensificare la coltivazione nazionale di grano.

“Produrre di più, produrre qualità, stop al land grabbing e trasferire dove necessario know how contro la piaga della fame. Questa è una sfida che va rinnovata, ma che deve trovare un punto di riscontro tangibile oltre i tanti proclami internazionali”.

Così Pietro Minelli, presidente di AGRI Confederazione Agricola ed Agroalimentare con riferimento al World Pasta day del 25 ottobre con San Paolo del Brasile sede “istituzionale” dell’iniziativa.

Nel mondo si celebra la pasta – commenta AGRI – colonna dell’agroalimentare made in Italy e base della dieta mediterranea, patrimonio Unesco. In Italia la produzione agroindustriale di pasta supera i 3 milioni di tonn. per un valore di circa 4,5 miliardi e una grande spinta all’export. Non tutte rose, però, con speculazioni commerciali, che nelle scorse campagne hanno causato perdite fino ad un crollo del 40% dei prezzi del grano. Gli italiani vogliono conoscere l’origine del prodotto e sono attenti agli standard di sicurezza e qualità. L’etichettatura obbligatoria dell’origine è una positiva risposta, seppure sperimentale. Se ad oggi siamo ancora costretti all’import di grano, comunque trasformato in Italia con lavorazioni tradizionali e conformi con i vincoli sulla sicurezza, appare necessario – conclude AGRI – alimentare le coltivazioni di qualità sulle superfici disponibili e recuperare territorio a rischio o inutilizzato. In tal senso è utile anche l’iniziativa della banca delle terre e la mappatura dei terreni pubblici”.