Pensioni di reversibilità

23/02/2016

Nella Commissione Lavoro della Camera il governo sta lavorando ad un disegno di legge delega che contiene un punto molto delicato e controverso – e a nostro avviso incostituzionale – che se approvato, andrebbe a toccare i diritti acquisiti delle pensioni di reversibilità.

La materia è complessa e non facile da spiegare, ma se sarà approvata i destinatari del provvedimento la capiranno immediatamente a loro spese.

Ma vediamo di cosa si tratta. Questo disegno di legge va a modificare la natura delle pensioni di reversibilità, cioè le pensioni frutto di regolari contributi versati, che all’atto della morte di uno dei coniugi, vengono trasferite alla vedova/o, per garantite lo stesso tenore di vita che si aveva in coppia. Se la legge venisse approvata, queste pensione verrebbero considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.

Questa disegno di legge prevede infatti, che l’accesso alla pensione di reversibilità dovrà essere legata all’Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale.
Quindi inevitabilmente tantissime persone che supereranno i limiti dell’ISEE, non si vedranno più garantito questo diritto acquisito, ripetiamo con il versamento dei propri soldi all’Inps.

È una legge di inaudita violenza ed ingiusta, ma a nostro avviso incostituzionale, che aprirà contenziosi giuridici a valanga. La pensione di reversibilità infatti è una “prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati”.

Se la legge andasse in porto, molti destinatari di questo tipo si pensioni, non la prenderebbero più e i contributi versati resterebbero nelle casse dello Stato: una “rapina” legalizzata fatta sopratutto ai danni delle donne, visto che l’età media degli uomini è più bassa e la reversibilità quindi va soprattutto a loro.

Un altro tassello della politica renziana atta a togliere i diritti acquisti dei cittadini. Un nuovo attacco alle pensioni, fatto per categorie ed uno sfregio a quella categoria di cittadini più indifesi che si spera la Commissione Lavoro avrà l’accortezza di rivedere.